I disturbi di elaborazione sensoriale

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I disturbi di elaborazione sensoriale

Scatti d’ira, scoordinazione e immaturità possono nascondere dei problemi di interazione con il mondo

Beth Arky

Quando Jill cerca un nuovo paio di scarpe per Katie, la figlia di sei anni sa che non si tratta di trovare il modello più carino. Nonostante la bambina non abbia i piedi particolarmente larghi, Jill cerca calzature molto larghe perché “se Katie sente qualcosa che stringe, è la fine”. E dato che sua figlia ha problemi di equilibrio e tende a inciampare e cadere spesso, Jill deve trovare delle suole che non siano troppo morbide, alte o ingombranti, o che si consumano facilmente.

Fino a poco tempo fa, le madri come Jill provavano un senso di frustrazione verso quello che percepivano come un figlio “difficile e impacciato”. Al contrario, Jill ha pubblicato una richiesta di aiuto su Facebook: “Aiuto! Bimba con disturbi di percezione!” e ha coinvolto un’amica che gestisce un blog dedicato ai bambini con esigenze speciali, come il figlio di otto anni. Le due hanno ricevuto ben 43 risposte. Quando Jill ha finalmente acquistato un paio di scarpe on-line, le ha mostrate trionfante come se avesse trovato il Sacro Graal.

 

Che cosa sono i disturbi di percezione?

Tutte le mamme che hanno risposto al messaggio di Jill conoscono bene i disturbi di cui soffre Katie: spesso sono diagnosticati già nella prima infanzia, quando i genitori notano un’eccessiva reazione a rumori, luce, scarpe che sono sempre troppo strette o vestiti che prudono. A volte osservano anche una scarsa coordinazione, difficoltà a salire le scale e disturbi delle abilità fino-motorie come tenere in mano una matita o allacciare un bottone.

 

Comportamenti sconcertanti

Più sconcertanti e preoccupanti per i genitori sono quei bambini che mostrano comportamenti estremi:

  • urlare quando si lava loro il viso
  • scoppiare a piangere quando si cerca di vestirli
  • mostrare una soglia del dolore eccessivamente alta o bassa
  • urtare contro le pareti o le persone
  • mettersi in bocca sostanze non commestibili, come sassi o vernice

Questi e altri comportamenti insoliti possono essere sintomi di un disturbo dell’elaborazione sensoriale: i bambini si trovano in difficoltà perché non riescono a collegare le informazioni provenienti dai sensi. Questo tipo di sintomi porta a una diagnosi di disordine di elaborazione sensoriale (SPD). Gli psichiatri, però, fanno notare che lo SPD non è riconosciuto nel Manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali.

I problemi di elaborazione sensoriale sono classificati tra i sintomi dell’autismo perché la maggior parte dei bambini e degli adulti che ne soffrono di disturbi dello spettro autistico. Eppure, la maggior parte dei bambini con disturbi sensoriali non è autistica. Alcuni hanno di difficoltà di apprendimento o soffrono di disturbo ossessivo - compulsivo, altri di ritardi cognitivi, alcuni non hanno altri disturbi diagnosticati.

 

Cambio repentino dell’umore e scatti d’ira

Di solito la prima cosa che notano i genitori sono i comportamenti insoliti e i mutamenti di umore, strani nel migliore dei casi e sconcertanti nei peggiori. Spesso si tratta di una reazione eccessiva a un elemento nell’ambiente circostante che determina un mutamento radicale e inspiegabile nel comportamento del figlio.

Per esempio un bambino può trovarsi a suo agio se seduto in un ambiente tranquillo in compagnia di un adulto calmo, ma se viene portato in un supermercato pieno di stimoli visivi e uditivi potrebbe cominciare a piangere in modo così forte da spaventare persino se stesso.

“Questi scatti d’ira sono così intensi, prolungati e impossibili da fermare che non si può ignorarli” dichiara Nancy Peske, il cui figlio Cole, ora dodicenne, soffre di disturbi sensoriali e di ritardi nello sviluppo diagnosticati all’età di tre anni. Peske è coautrice con la terapista occupazionale Lindsey Biel, che ha seguito Cole, del libro Raising a Sensory Smart Child.

 

Reazione di attacco-fuga

Un’altra tipica reazione agli stimoli eccessivi è la fuga. Se il bambino scappa dal parco giochi o in un parcheggio, incurante del pericolo, secondo Peske può darsi che stia fuggendo da qualcosa che l’ha sconvolto e che per noi non è evidente, o che stia cercando un ambiente o una sensazione che possa tranquillizzarlo. La reazione di attacco-fuga è il motivo per cui le persone con difficoltà sensoriali si bloccano, scappano o diventano aggressive se esposte a stimoli eccessivi. “Hanno una reazione di panico neurologico a quelle situazioni che la maggior parte di noi trova scontante”.

Secondo alcune teorie, i bambini affetti da spettro autistico sono spesso attratti dall’acqua perché questa offre gli stimoli che cercano, a volte con esiti fatali. “Non tutti bambini ipersensibili lo fanno” spiega Peske “ma molti cercano sensazioni che li possano calmare o stimolare. Non hanno un grande autocontrollo, per cui è importante sorvegliarli quando cercano di trovare sollievo in acqua”.

Bambini, adolescenti e adulti con disturbi sensoriali possono essere ipersensibili o iposensibili, anche a livello invalidante.

 

Difficoltà nell’elaborazione delle informazioni sensoriali

I disturbi di elaborazione sensoriale sono stati identificati per la prima volta dalla terapista occupazionale A. Jean Ayres negli anni ’70. Ayres sostiene che il cervello di alcune persone non è in grado di fare ciò che per la maggior parte di noi è scontato: elaborare tutte le informazioni che derivano dai sette sensi (e non i cinque tradizionali) per elaborare un quadro completo di ciò che avviene dentro e fuori il nostro corpo.

A tatto, udito, gusto, olfatto e vista Ayres affianca i cosiddetti sensi interni della consapevolezza del corpo (propriocezione) e del movimento (senso vestibolare). Se il cervello non può sintetizzare tutte le informazioni che arrivano da queste direzioni, “Si crea un ingorgo nella testa” spiega Peske “con segnali contrastanti che arrivano velocemente da più parti senza che si riesca a dare loro un senso unitario”.

Che cosa sono questi due sensi extra di cui parla Ayres?

 

I sensi interni

I recettori propriocettivi sono situati nei legamenti e nelle giunture e garantiscono il controllo motorio e la postura corretta. Il sistema propriocettivo indica al cervello la posizione del corpo rispetto agli altri oggetti, suggerendo come muoversi. Le persone iposensibili cercano continuamente nuovi stimoli: amano saltare, colpire e sbattere contro gli oggetti, ricevere abbracci molto forti.

Quelle ipersensibili faticano a comprendere la posizione del corpo in relazione agli oggetti e spesso urtano contro gli ostacoli e risultano goffi perché non sanno quanta forza applicare in una determinata circostanza: per esempio strappano il foglio quando cancellano, danno forti pizzicotti o fanno cadere ciò che toccano.

I recettori vestibolari, che si trovano all’interno dell’orecchio, indicano al cervello la posizione del corpo nello spazio grazie alle informazioni legate al movimento e alla posizione della testa, fondamentali per l’equilibrio e la coordinazione.

I bambini iposensibili sono sempre in movimento e cercano stimoli veloci e intensi, amano essere lanciati in aria e saltare da mobili e trampolini.

Quelli ipersensibili hanno spesso paura delle attività che richiedono un buon equilibrio, come salire su una struttura al parco giochi, andare in bicicletta o stare in bilico su un piede, soprattutto se a occhi chiusi. Anche loro possono sembrare goffi e scoordinati.

 

La sensory checklist

Per aiutare i genitori a comprendere se i comportamenti dei propri figli sono sintomo di disturbi sensoriali, Peske e Biel hanno creato un elenco che tiene conto delle reazioni a input di diversa natura, dal camminare scalzi all’annusare oggetti non commestibili, oltre ad attività che coinvolgono le funzioni grosso e fino motorie, come utilizzare le forbici (finomotorie) o lanciare una palla (grossomotorie). La SPD Fundation mette a disposizione anche un elenco di segnali a cui prestare attenzione.

La checklist per bambini e lattanti spazia dalla resistenza agli abbracci al desiderio di fuggire quando si viene toccati, atteggiamenti che possono indicare una reale sensazione di dolore al contatto fisico. Durante la prima infanzia, l’ansia causata da un eccesso di stimoli porta a pianti lunghi e disperati. I bambini in età scolare affetti da iposensibilità possono mostrare comportamenti scorretti che spesso vengono classificati come iperattività, anche se spesso è solo una ricerca di stimoli.

Hartley Steiner, curatrice di un blog sulla genitorialità, all’inizio non riusciva a capire come mai lo psicologo di suo figlio Gabriel sostenesse che fosse affetto da SPD: il bambino non dimostrava quelle reazioni di rifiuto che si pensa siano tipiche dei disturbi sensoriali, come tapparsi le orecchie o rifiutarsi di provare cibi nuovi. Come ha scritto nel suo blog, “Gabriel sopportava senza problemi i rumori forti, amava l’acqua, il fango e la salsa piccante. Si arrampicava in cima ai giochi del parco e restava in equilibrio. No, mio figlio non scappava dagli stimoli sensoriali, anzi non ne aveva mai abbastanza”.

 

Sensory seekers e sensory avoiders

Ci sono voluti un anno e la lettura del libro di Carol Stock Kranowitz The Out-of-Sync Child perché Steiner comprendesse che ci sono due tipi di bambini con SPD: quelli che scappano dagli stimoli (sensory avoiders) e quelli che li cercano continuamente (sensory seekers), come Gabriel. “Questi ultimi sono spesso considerati bambini con problemi comportamentali, iperattivi, difficili, cocciuti, viziati. Noi genitori siamo spesso rimproverati, ci viene detto che ai nostri figli serve più disciplina o che hanno bisogno di una bella sculacciata”.

Quelli che percepiscono gli stimoli in modo troppo intenso tendono a evitarli, per esempio rifiutandosi di lavare i denti o di farsi pitturare la faccia. A rendere tutto più complicato, ci sono bambini che rispondono contemporaneamente a entrambi i profili e hanno problemi sia a livello propriocettivo sia vestibolare, oltre a disturbi legati ai cinque sensi tradizionali.

 

Comportamenti mal interpretati

Peske elenca alcuni comportamenti tipici dei bambini con disturbi sensoriali “quando si ha una reazione eccessiva a una sensazione, non si viene considerati semplicemente ansiosi, irritabili, arrabbiati o spaventati, ma esigenti o troppo sensibili”.

“Se un bambino scatta perché ansioso o sovreccitato e non riesce a usare correttamente le funzioni esecutive perché il corpo sente un estremo bisogno di fuggire, viene considerato impulsivo. Se ha difficoltà a organizzare ed eseguire movimenti a causa di una scarsa consapevolezza del proprio corpo o di una mancata organizzazione delle aree motorie del cervello viene definito goffo. Se è assorbito dai propri disturbi sensoriali e fatica a dare un senso unitario ciò che lo circonda, ha dei ritardi di sviluppo che lo rendono immaturo per la sua età”.

Data questa confusione, per molti genitori può essere un sollievo scoprire qual è la causa di questi comportamenti altrimenti inspiegabili. “Quando descrivo i disturbi sensoriali ai genitori dei bambini che ne soffrono, la reazione tipica è ‘Ecco sì, è proprio così’. Spesso hanno cercato una spiegazione per mesi o addirittura anni! Il senso di sollievo quando si scopre la causa di tali comportamenti è enorme”.

Beth Arky è una scrittrice e redattrice freelance che si occupa di genitorialità, salute e disturbi di apprendimento e di sviluppo, tra cui l’autismo.


1 risposta

Elena
Elena

Febbraio 07, 2017

Molto interessante

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