★★★★★ 4.84 su 5 | 10732 recensioni

Scopri i nostri nuovi libri! Clicca qui

Quando le parole si inceppano: i disturbi del linguaggio che sembrano dislessia

Quando le parole si inceppano: i disturbi del linguaggio che sembrano dislessia

Introduzione

"Mio figlio ha 5 anni e ancora non riesce a pronunciare bene le parole. A scuola non lo capiscono. Forse è dislessico nel parlare?" Questa domanda — o una sua variante — arriva ogni giorno negli studi di logopedisti, pediatri e neuropsichiatri infantili. Il termine "dislessia nel parlare" non esiste nella classificazione clinica ufficiale, ma è un'espressione comprensibilissima: descrive quella situazione in cui un bambino fa fatica a parlare in modo chiaro, a costruire frasi corrette, a trovare le parole, o a essere capito dagli altri — così come un bambino dislessico fa fatica con le parole scritte.

Quello che i genitori chiamano "dislessia nel parlare" corrisponde in realtà a un gruppo di disturbi clinicamente distinti, che appartengono alla grande famiglia dei Disturbi del Linguaggio: dal disturbo fonologico alla disprassia verbale, dal disturbo del linguaggio espressivo alla balbuzie evolutiva. Capire di quale disturbo si tratta — e in quale momento dello sviluppo si manifesta — è il primo passo per intervenire in modo efficace e tempestivo.

Punti Chiave

  • "Dislessia nel parlare" non è una diagnosi clinica, ma un termine popolare. Descrive un insieme di disturbi del linguaggio espressivo e fonologico che hanno caratteristiche, cause e trattamenti diversi. La distinzione diagnostica è fondamentale per scegliere l'intervento giusto — e deve essere fatta da uno specialista.
  • Il legame con la dislessia è reale e scientificamente documentato. I bambini con un pregresso disturbo del linguaggio hanno un rischio fino a 5 volte superiore di sviluppare difficoltà di lettura e scrittura (DSA). Intervenire precocemente sul linguaggio orale significa anche prevenire — o ridurre — le future difficoltà di apprendimento.
  • L'intervento precoce cambia la traiettoria. I disturbi del linguaggio hanno una prognosi tanto migliore quanto prima vengono identificati e trattati. Aspettare che "passi da solo" è la scelta sbagliata: la finestra evolutiva ottimale per la riabilitazione logopedica è tra i 2 e i 6 anni.

"Dislessia nel parlare": cosa si intende davvero

Quando le parole si inceppano: i disturbi del linguaggio che sembrano dislessia

Per comprendere questo argomento dobbiamo partire da una chiarificazione importante. La dislessia è, per definizione, un disturbo che riguarda la lettura e la scrittura — non il parlato. Il termine corretto e riconosciuto dalle classificazioni internazionali (DSM-5 e ICD-11) è Disturbo Specifico dell'Apprendimento con compromissione della lettura. Si manifesta dopo l'inizio della scolarizzazione formale e riguarda la decodifica di testi scritti. Per un approfondimento completo sulla dislessia classica, consulta la guida Upbility su cos'è la dislessia: informazioni e consigli.

Quando si parla di "difficoltà nel parlare" in un bambino, ci si riferisce invece ai Disturbi Primari del Linguaggio (DPL) o ai Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL) — una categoria clinica diversa, che compare molto prima della scuola e che riguarda il linguaggio orale in tutte le sue componenti: la produzione dei suoni (fonologia), la struttura delle frasi (morfosintassi), il vocabolario (lessico) e l'uso sociale del linguaggio (pragmatica).

Il collegamento tra i due disturbi, però, è profondo e documentato: i bambini con disturbi del linguaggio orale hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare dislessia e altri DSA in età scolare. Questo è il motivo per cui i genitori tendono a usare lo stesso termine — e perché è così importante non sottovalutare i segnali precoci nel parlato.

Per un approfondimento sul legame tra disturbi del linguaggio e difficoltà di apprendimento, leggi anche la guida Upbility su ritardo del linguaggio e difficoltà comunicative nei bambini.

Le principali forme di disturbo del linguaggio espressivo

Non esiste un'unica "dislessia nel parlare": ci sono almeno quattro disturbi distinti che un genitore potrebbe descrivere con questa espressione. Capire le differenze è fondamentale per scegliere il percorso diagnostico e terapeutico corretto.

1. Disturbo fonologico (o fonetico-fonologico)

È il disturbo del linguaggio espressivo più comune nei bambini in età prescolare, e quello che i genitori riconoscono più facilmente. Il bambino capisce tutto quello che si dice, ha un vocabolario adeguato, ma non riesce a produrre correttamente alcuni suoni della lingua. Ci sono errori sistematici e prevedibili: "torta" diventa "totta", "stella" diventa "tella", "treno" diventa "teno". In pratica, il bambino parla come se fosse più piccolo di quanto sia.

Questi errori sono normali fino a una certa età — ogni suono ha una sua età di acquisizione. Diventano un segnale di allarme quando persistono oltre i 4 anni e quando rendono il bambino incomprensibile anche a familiari e insegnanti. La prognosi con trattamento logopedico precoce è generalmente molto buona.

2. Disturbo del linguaggio espressivo

In questo caso le difficoltà vanno oltre la pronuncia. Il bambino ha problemi nella costruzione delle frasi (morfosintassi), nel vocabolario e nella capacità di narrare eventi in modo coerente. Le frasi sono più corte e più semplici rispetto all'età, mancano le parti fondamentali (articoli, verbi, congiunzioni), il lessico è limitato e il bambino fa fatica a "trovare le parole" quando racconta qualcosa.

"Mela piace io" invece di "mi piace la mela", frasi incomplete, silenzi prolungati nella ricerca delle parole — questi sono i segnali tipici. Le capacità di comprensione sono generalmente nella norma: il bambino capisce, ma non riesce a esprimersi adeguatamente. Più della metà dei bambini con questo disturbo presenterà difficoltà di apprendimento nei primi anni scolastici.

3. Disprassia verbale (Aprassia verbale evolutiva)

La disprassia verbale è un disturbo neurologico del linguaggio che colpisce la capacità di pianificare e sequenziare i movimenti della bocca necessari per produrre parole chiare. A differenza del disturbo fonologico, gli errori non sono sistematici: il bambino può pronunciare una parola correttamente una volta e sbagliarla un minuto dopo. Le parole possono risultare del tutto irriconoscibili anche ai genitori.

I segnali precoci includono una lallazione scarsa nei primi mesi di vita, l'assenza o il ritardo delle prime parole, e una produzione verbale molto limitata nei confronti dei coetanei. La disprassia verbale richiede un trattamento logopedico altamente specializzato e intensivo, e si distingue chiaramente dal disturbo fonologico per l'incoerenza degli errori e per la difficoltà motoria sottostante.

4. Balbuzie evolutiva e disturbi della fluenza

La balbuzie si manifesta con ripetizioni di suoni e sillabe, prolungamenti e blocchi nel parlato che interrompono il flusso del discorso. Una certa balbuzie evolutiva è normale tra i 2 e i 5 anni, periodo in cui il pensiero si sviluppa più rapidamente della capacità linguistica. Diventa un disturbo che richiede intervento quando persiste oltre i 5 anni, quando si accompagna a tensione muscolare e a evitamento delle situazioni comunicative, o quando causa disagio emotivo al bambino.

5. Dislalia

La dislalia è la difficoltà di articolazione di uno o pochi fonemi specifici, come la "r" (rotacismo o "erre moscia") o i suoni sibilanti (sigmatismo). Si distingue dal disturbo fonologico perché è limitata a suoni isolati, mentre il resto del linguaggio è adeguato all'età. Per un approfondimento specifico, leggi l'articolo Upbility sulla dislalia: cause, sintomi e trattamento efficace.

Segnali di allarme per età: quando intervenire

Una delle domande più frequenti dei genitori è: "Come faccio a sapere se è normale o se devo preoccuparmi?" La risposta dipende dall'età del bambino e dal tipo di difficoltà osservata. La tabella seguente offre una guida sintetica:

Età

Segnali di allarme nel linguaggio

Quando preoccuparsi

18–24 mesi

Meno di 10 parole; non indica oggetti; non mostra interesse comunicativo

Subito: valutazione logopedica

2–3 anni

Frasi di una sola parola; linguaggio incomprensibile ai familiari; non combina 2 parole

Entro 3 anni: bilancio logopedico

3–4 anni

Frasi di 2 parole; "torta" → "totta"; omette articoli e verbi; incomprensibile agli estranei

Valutazione logopedica urgente

4–6 anni

Errori fonologici persistenti (>4 anni); frasi grammaticalmente scorrette; vocabolario molto limitato

Diagnosi differenziale DSL/DSA

6+ anni

Difficoltà di lettura; errori di scrittura correlati; lentezza nel recupero lessicale; balbuzie persistente

Valutazione neuropsicologica + logopedica

Ricorda: il criterio più importante non è l'età in sé, ma l'evoluzione nel tempo. Un bambino che mostra difficoltà di linguaggio ma che sta migliorando in modo costante è in una situazione diversa da un bambino che non fa progressi o che regredisce. In ogni caso di dubbio, la valutazione logopedica è il punto di partenza.

Il legame tra disturbi del linguaggio e dislessia: cosa dice la ricerca

Tra tutti i predittori dei DSA in età scolare, i disturbi del linguaggio nella prima infanzia sono i più affidabili. La ricerca scientifica è chiara: un bambino che ha avuto un disturbo del linguaggio nei primi anni di vita ha una probabilità 5,41 volte più alta di manifestare un Disturbo Specifico dell'Apprendimento rispetto ai suoi coetanei senza storia di problemi linguistici.

Il meccanismo è ben compreso. La dislessia ha alla sua base un deficit di elaborazione fonologica — la stessa abilità che è compromessa nel disturbo fonologico del linguaggio. I bambini con disturbi fonologici faticano a riconoscere, distinguere e manipolare i suoni della propria lingua (la cosiddetta consapevolezza fonologica), che è il prerequisito principale per imparare a leggere e scrivere. Quando questo substrato fonologico non è solido, l'apprendimento del codice scritto diventa una sfida enorme.

Anche la memoria di lavoro fonologica — la capacità di tenere a mente sequenze di suoni per elaborarle — è un fattore critico di continuità tra disturbi del linguaggio e dislessia evolutiva. I bambini che mostrano difficoltà in questa area tra i 4 e i 5 anni sono quelli a maggior rischio di difficoltà di lettura in prima elementare.

Circa il 50% dei casi di DSA presenta in comorbilità un Disturbo Specifico del Linguaggio. Questo significa che metà dei bambini che arrivano con una diagnosi di dislessia, disortografia o disgrafia hanno anche — o hanno avuto in passato — difficoltà significative nel linguaggio orale. Per un approfondimento sulle comorbilità nei DSA, leggi l'articolo Upbility su comorbilità nei DSA: come riconoscerle e affrontarle.

La buona notizia è che questo legame funziona anche in senso positivo: intervenire precocemente sul linguaggio orale riduce il rischio di sviluppare DSA, o ne attenua la gravità. Il potenziamento della consapevolezza fonologica in età prescolare è uno degli interventi con maggiore evidenza scientifica nella prevenzione della dislessia. Per approfondire gli strumenti didattici per la dislessia a scuola, leggi anche come leggono i dislessici: strategie e consigli pratici.

Come si manifesta nella vita quotidiana: segnali concreti da osservare

Quando le parole si inceppano: i disturbi del linguaggio che sembrano dislessia

Al di là delle categorie cliniche, i genitori e gli insegnanti devono sapere cosa osservare nella vita di tutti i giorni. Ecco i segnali più frequenti, organizzati per area:

Nell'articolazione e nella pronuncia

  • Pronuncia che persiste "da bambino piccolo" oltre i 4 anni ("tana" per "rana", "sciusciu" per "ciuccio")
  • Parole che risultano incomprensibili anche ai familiari
  • Errori inconsistenti: una parola pronunciata diversamente ogni volta
  • Difficoltà con gruppi consonantici ("treno", "stella", "spiaggia")
  • "Erre moscia" che persiste oltre i 5-6 anni

Nel vocabolario e nella costruzione delle frasi

  • Vocabolario limitato rispetto ai coetanei, ricorso frequente a termini generici ("cosa", "roba")
  • Frasi corte, incomplete o grammaticalmente scorrette per l'età
  • Difficoltà nel raccontare eventi in sequenza logica
  • Lunghe pause nella ricerca delle parole, sostituzioni ("come si chiama...", "quella cosa lì")
  • Omissione di articoli, verbi ausiliari, congiunzioni nelle frasi

Nel comportamento comunicativo

  • Ritiro dalle situazioni comunicative, preferenza per il silenzio o la comunicazione gestuale
  • Frustrazione durante i tentativi di farsi capire
  • Ripetizioni, blocchi o prolungamenti nel parlato (segnali di balbuzie)
  • Comportamento oppositivo o aggressivo spesso collegato all'incapacità di esprimersi
  • Difficoltà a seguire istruzioni complesse o conversazioni di gruppo

In età scolare (segnali che possono indicare il passaggio ai DSA)

  • Difficoltà nella lettura: lentezza, inversioni, sostituzioni di sillabe simili
  • Errori ortografici che rispecchiano gli stessi errori fonologici del parlato
  • Lettura ad alta voce molto stentata rispetto alla comprensione del testo
  • Difficoltà a imparare l'alfabeto, le rime, la suddivisione in sillabe
  • Vocabolario scolastico limitato che ostacola la comprensione delle consegne

Per una guida dettagliata ai segnali precoci della dislessia in età scolare, consulta l'articolo Upbility su come riconoscere la dislessia: i sintomi in età evolutiva.

Il percorso diagnostico: chi valuta e come

La diagnosi di un disturbo del linguaggio non è semplice, soprattutto in età prescolare, perché richiede di distinguere tra un ritardo transitorio — che molti bambini superano spontaneamente — e un vero disturbo che richiede intervento. Non tutti i bambini che parlano in ritardo hanno un disturbo: alcuni sono i cosiddetti "late talkers", bambini che iniziano a parlare tardi ma recuperano velocemente.

Il professionista di riferimento per la valutazione del linguaggio è il logopedista, spesso in collaborazione con il neuropsichiatria infantile. Il percorso diagnostico comprende una raccolta anamnestica approfondita (storia dello sviluppo, eventuali problemi in gravidanza o alla nascita, storia familiare), l'osservazione diretta del bambino in situazioni spontanee e strutturate, e la somministrazione di test standardizzati per la valutazione di fonologia, lessico, morfosintassi, comprensione e produzione.

Per i bambini in età scolare che mostrano difficoltà di lettura e scrittura associate a difficoltà linguistiche, la valutazione si estende al neuropsicologia con test specifici per i DSA (che in Italia possono essere diagnosticati formalmente non prima della fine della seconda elementare).

È importante sapere che in Italia la valutazione logopedica del linguaggio nel bambino piccolo è prescrivibile dal pediatra e rimborsata dal SSN. Non aspettare: una valutazione negativa ("tutto nella norma") è comunque un'informazione preziosa e rassicurante. Una valutazione positiva apre la strada a un intervento tempestivo.

Come si interviene: la riabilitazione logopedica

Il trattamento d'elezione per i disturbi del linguaggio espressivo e fonologico è la terapia logopedica, che deve essere personalizzata sulle difficoltà specifiche del bambino. Non esiste un protocollo unico: il logopedista costruisce un piano terapeutico basato sui risultati della valutazione, sull'età, sul livello di sviluppo e sugli obiettivi prioritari.

Obiettivi dell'intervento per area

  • Area fonologica: lavoro sulla percezione e discriminazione uditiva dei suoni, esercizi di articolazione, sviluppo della consapevolezza fonologica (fusione e segmentazione sillabica e fonemica, rime, allitterazioni).
  • Area lessicale: ampliamento del vocabolario ricettivo e produttivo, strategie per il recupero delle parole, giochi semantici, attività di categorizzazione.
  • Area morfosintattica: lavoro sulla struttura della frase, sull'uso di articoli, verbi, congiunzioni, sulla complessità crescente delle strutture linguistiche.
  • Area narrativa e pragmatica: sviluppo della capacità di raccontare storie in sequenza, di sostenere una conversazione, di adattare il linguaggio al contesto.
  • Per la disprassia verbale: lavoro specifico sulla pianificazione motoria del parlato, con tecniche altamente specializzate come la DTTC (Dynamic Temporal and Tactile Cueing) e altri approcci motori.

Il ruolo del coinvolgimento familiare

La ricerca dimostra che i bambini fanno progressi significativamente maggiori quando il lavoro in seduta si prolunga nelle attività quotidiane a casa. Il logopedista guida i genitori e gli altri caregivers con strategie concrete da adottare nella vita di tutti i giorni: come parlare con il bambino, quali attività favoriscono lo sviluppo linguistico, come rispondere ai tentativi comunicativi in modo da rinforzarli senza sostituirsi al bambino.

Alcune strategie generali valide per tutti i contesti: parlare lentamente e con chiarezza, usare frasi leggermente più complesse di quelle del bambino (ma non troppo), commentare quello che si fa invece di fare domande continue, riformulare correttamente ciò che il bambino ha detto in modo errato senza correggerlo direttamente, leggere ad alta voce ogni giorno favorendo la discussione sul contenuto.

Strategie a scuola: il ruolo degli insegnanti

Quando le parole si inceppano: i disturbi del linguaggio che sembrano dislessia

Quando un bambino con disturbi del linguaggio espressivo entra a scuola, il lavoro non ricade solo sul logopedista e sulla famiglia. Gli insegnanti — di sostegno e curricolari — sono figure fondamentali nella rete di supporto. Ecco alcune strategie pratiche:

  • Comunicazione che facilita l'eloquio: incoraggiare il bambino a parlare senza fretta, evitare di correggere o interrompere, usare domande aperte ma semplici, attendere il tempo necessario prima di rispondere al posto suo.
  • Supporto visivo: immagini, simboli, mappe concettuali e calendari visivi che riducono il carico sul canale verbale e forniscono ancoraggi semantici alle parole.
  • Semplificazione delle consegne: istruzioni brevi, chiare, in ordine logico; possibilità di verificare la comprensione prima di procedere; consegne scritte e visualizzate oltre che dette oralmente.
  • Giochi linguistici in classe: filastrocche, rime, giochi con i suoni e le sillabe che sviluppano la consapevolezza fonologica in modo ludico e inclusivo per tutta la classe.
  • Attenzione all'autostima: i bambini con difficoltà di linguaggio sono spesso esposti a reazioni di incomprensione o scherno da parte dei coetanei. Un clima di classe inclusivo, la valorizzazione delle competenze non verbali e l'educazione alla diversità linguistica sono interventi fondamentali.
  • Raccordo con la famiglia e il logopedista: il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è lo strumento formale che garantisce coerenza tra l'intervento scolastico e quello terapeutico. Per le scuole primarie, anche un Piano Educativo Individualizzato (PEI) può essere appropriato nei casi più complessi. 

Per una guida completa alle strategie scolastiche per i DSA, consulta l'articolo Upbility sui DSA: comprendere e gestire i disturbi specifici dell'apprendimento, e per materiali didattici specifici per il potenziamento delle abilità di linguaggio e apprendimento visita la sezione Upbility su difficoltà di apprendimento e materiali DSA.

Strumenti compensativi e risorse di supporto

Per i bambini in età scolare che hanno disturbi del linguaggio con ricadute sull'apprendimento, esistono strumenti compensativi e misure dispensative riconosciuti dalla Legge 170/2010 sui DSA. L'uso della sintesi vocale, degli audiolibri, di software per la scrittura assistita, di mappe concettuali e di tecnologie di text-to-speech può fare una differenza enorme nella qualità dell'esperienza scolastica.

Per la fascia prescolare e i bambini con disturbi fonologici, i giochi linguistici strutturati — rime, conte, filastrocche, lettura condivisa ad alta voce — sono strumenti potenti e accessibili a tutti. Esplora la collezione di materiali Upbility dedicati al potenziamento del linguaggio e della consapevolezza fonologica, sviluppati da logopedisti e professionisti dell'educazione.

Per i bambini e i ragazzi con dislessia già diagnosticata, leggi anche la guida Upbility sugli esercizi per la dislessia negli adulti e nelle diverse età: migliori pratiche e risorse.

Conclusione

La "dislessia nel parlare" è una preoccupazione reale di migliaia di genitori, anche se non esiste con questo nome nella classificazione clinica. Dietro questa espressione si nascondono disturbi del linguaggio espressivo e fonologico che sono tra i più frequenti e, al tempo stesso, tra i più trattabili del neurosviluppo — a patto di riconoscerli e intervenire in tempo.

Il messaggio più importante è questo: non aspettare. Se tuo figlio non riesce a farsi capire, se le sue frasi sembrano quelle di un bambino più piccolo, se i suoi errori fonologici non migliorano dopo i 4 anni, la valutazione logopedica è il primo passo — semplice, accessibile e spesso gratuita. Fatta questa, si apre un percorso chiaro: diagnosi, terapia, coinvolgimento della scuola e della famiglia.

I bambini con disturbi del linguaggio hanno tutto il potenziale per comunicare con sicurezza, per leggere e scrivere, per avere successo scolastico. Il loro cervello funziona semplicemente in modo diverso — e con il supporto giusto, quella differenza diventa una risorsa, non un ostacolo. Esplora i materiali e le risorse di Upbility dedicati al linguaggio e alle difficoltà di apprendimento, pensati per supportare bambini, famiglie e professionisti in ogni fase del percorso.

Domande Frequenti (FAQ)

La "dislessia nel parlare" e la dislessia vera sono la stessa cosa?

No, sono disturbi distinti. La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento della lettura, che compare dopo l'inizio della scolarizzazione. La "dislessia nel parlare" è un termine popolare che descrive disturbi del linguaggio orale (fonologici, espressivi, ecc.) che compaiono molto prima, in età prescolare. Il collegamento tra i due esiste — i disturbi del linguaggio orale aumentano il rischio di dislessia — ma non sono la stessa cosa. Una diagnosi corretta richiede la valutazione di uno specialista.

A che età un bambino dovrebbe iniziare a parlare in modo chiaro?

Lo sviluppo fonologico procede per tappe: la maggior parte dei suoni è acquisita entro i 4-5 anni, ma alcuni fonemi complessi (come la "r") possono normalizzarsi fino ai 6-7 anni. In generale, se dopo i 4 anni il bambino è comprensibile solo ai familiari (e non agli estranei) o se fa molti errori sistematici che non migliorano, è opportuna una valutazione logopedica. Prima dei 4 anni, il criterio principale non è la perfezione fonetica, ma la progressione: il bambino dovrebbe migliorare costantemente.

Mio figlio capisce tutto ma non parla bene: è un problema?

Sì, può esserlo. La dissociazione tra comprensione (buona) e produzione (scarsa) è caratteristica del disturbo del linguaggio espressivo. Non è un segnale rassicurante il fatto che il bambino capisca bene — significa che non si tratta di un problema cognitivo, ma non esclude un disturbo che richiede intervento. Anzi, questa è proprio la presentazione più comune del disturbo del linguaggio espressivo, e la valutazione logopedica è raccomandata.

I disturbi del linguaggio "passano da soli"?

Dipende. I ritardi di linguaggio semplici — in bambini senza altri segnali di allarme, con comprensione adeguata e progressione costante — possono normalizzarsi spontaneamente entro i 3-4 anni. Ma i veri disturbi del linguaggio, in particolare quelli fonologici persistenti e il disturbo del linguaggio espressivo, raramente si risolvono da soli. Aspettare significa perdere la finestra evolutiva ottimale per l'intervento, che è tra i 2 e i 6 anni. La valutazione precoce è sempre preferibile all'attesa.

Quanto dura la terapia logopedica per un disturbo del linguaggio?

La durata varia molto in base alla gravità del disturbo, all'età di inizio, alla regolarità delle sedute e all'impegno nel lavoro a casa. Per un disturbo fonologico lieve, possono bastare pochi mesi. Per disturbi più complessi come la disprassia verbale o il disturbo del linguaggio espressivo severo, il percorso può durare anni. L'obiettivo non è la perfezione assoluta, ma il raggiungimento di un livello funzionale che permetta al bambino di comunicare efficacemente e di apprendere senza ostacoli.

La logopedia è gratuita in Italia?

Sì, in Italia la terapia logopedica per i disturbi del linguaggio nei bambini è erogabile attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con prescrizione del pediatra o del medico specialista. L'accesso può avvenire tramite il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell'ASL di competenza. Esiste un ticket, ma in molti casi è esentabile. Esistono anche centri privati convenzionati e la possibilità di accedere direttamente al privato per chi preferisce ridurre i tempi di attesa.

Come posso aiutare mio figlio con le difficoltà di linguaggio a casa?

Le strategie più efficaci e semplici: leggere ad alta voce ogni giorno con discussione attiva sul contenuto; usare un linguaggio espanso (riprendere ciò che dice il bambino e aggiungere una parola o una struttura più complessa); parlare lentamente e chiaramente; evitare di correggere direttamente gli errori (meglio riformulare correttamente ciò che ha detto); favorire conversazioni reali su argomenti di interesse del bambino; evitare schermi passivi, preferire giochi interattivi che stimolano il linguaggio. Per materiali strutturati di supporto, esplora la sezione Upbility dedicata al potenziamento del linguaggio nei bambini.

Contenuto originale del team di redazione di Upbility. È vietata la riproduzione di questo articolo, in tutto o in parte, senza indicare il nome dell'editore.

Riferimenti Bibliografici

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.) (DSM-5). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
  • World Health Organization (2018). International Classification of Diseases, 11th Revision (ICD-11). Geneva: WHO.
  • Bishop, D.V.M., Snowling, M.J., Thompson, P.A., & Greenhalgh, T. (2017). Phase 2 of CATALISE: A multinational and multidisciplinary Delphi consensus study of problems with language development. PLoS ONE, 12(7).
  • Stella, G., & Cerruti Biondino, M. (2002). La dislessia evolutiva. Bologna: Il Mulino.
  • Law, J., Boyle, J., Harris, F., Harkness, A., & Nye, C. (2000). Prevalence and natural history of primary speech and language delay: findings from a systematic review of the literature. International Journal of Language & Communication Disorders, 35(2), 165–188.
  • Botting, N., & Conti-Ramsden, G. (2000). Social and behavioural difficulties in children with language impairment. Child Language Teaching and Therapy, 16(2), 105–120.
  • Brizzolara, D., Pizzoli, C., & Gasperini, F. (1993). Memoria di lavoro fonologica e acquisizione del lessico nei bambini con disturbi di linguaggio. Psicologia Clinica dello Sviluppo.