Uno studente si alza continuamente, un altro interrompe la spiegazione, un altro ancora rimane immobile davanti al quaderno senza riuscire a iniziare. È facile interpretare questi comportamenti come disinteresse, provocazione o scarsa volontà. Eppure, molto spesso, ciò che osserviamo è un bambino che non riesce ancora a regolare l’energia, le emozioni e l’attenzione richieste dalla situazione.
L’autoregolazione in classe non coincide con l’obbedienza silenziosa. È la capacità di riconoscere il proprio stato interno, modulare impulsi e reazioni, mantenere un obiettivo e scegliere una strategia adeguata. Uno studente autoregolato non è sempre tranquillo, ma riesce progressivamente a comprendere ciò che gli accade e a recuperare una condizione favorevole alla partecipazione.
Questa competenza non si sviluppa attraverso richiami continui. Nasce all’interno di relazioni sicure, ambienti comprensibili e occasioni ripetute di esercizio. L’insegnante svolge quindi una funzione essenziale di co regolazione, aiutando lo studente a ritrovare equilibrio prima che possa farlo autonomamente.
Punti Chiave
- L’autoregolazione si insegna e non può essere pretesa come una capacità già acquisita.
- Routine, movimento e supporti visivi riducono il carico cognitivo e favoriscono la partecipazione.
- Le strategie devono essere flessibili, inclusive e adattate alle necessità del singolo studente.
Che cos’è l’autoregolazione in classe

L’autoregolazione comprende l’insieme dei processi attraverso i quali lo studente orienta il comportamento, le emozioni e l’attenzione verso un obiettivo. In classe significa, per esempio, riuscire ad aspettare il proprio turno, iniziare un compito, tollerare un errore, chiedere una pausa e tornare all’attività dopo una distrazione.
Non è una capacità esclusivamente emotiva. Coinvolge il corpo, i sistemi sensoriali, le funzioni esecutive, la motivazione, le relazioni e il modo in cui è organizzato l’ambiente.
Un comportamento difficile non segnala sempre una mancanza di motivazione. Può indicare stanchezza, sovraccarico sensoriale, incomprensione della consegna, paura di sbagliare o difficoltà nel passare da un’attività all’altra. Prima di correggere il comportamento è quindi utile chiedersi quale bisogno o ostacolo possa trovarsi alla sua origine.
Perché l’autoregolazione favorisce l’apprendimento
Per imparare, uno studente deve riuscire a orientare l’attenzione verso le informazioni rilevanti, mantenere attive le istruzioni e adattarsi quando una strategia non funziona. Quando il livello di attivazione è troppo elevato, queste operazioni diventano più difficili.
Questo non significa che uno studente debba essere completamente calmo per apprendere. Alcuni bambini partecipano meglio mentre si muovono, manipolano un piccolo oggetto o alternano momenti di lavoro e brevi pause. L’obiettivo non è ottenere un unico stato ideale, ma trovare una condizione sufficientemente regolata per affrontare il compito.
Anche un livello di attivazione troppo basso può ostacolare la partecipazione. Uno studente stanco, poco coinvolto o apparentemente assente può aver bisogno di movimento, variazione, interazione o una consegna più accessibile.
Funzioni esecutive e autoregolazione
Le funzioni esecutive permettono di dirigere intenzionalmente pensieri e azioni. Si sviluppano gradualmente durante l’infanzia e l’adolescenza e possono essere sostenute attraverso esperienze quotidiane ben strutturate.
Controllo inibitorio
Il controllo inibitorio aiuta a sospendere una risposta immediata per sceglierne una più adeguata. Serve per aspettare il proprio turno, non interrompere, ignorare una distrazione o fermarsi prima di reagire impulsivamente.
Descriverlo come un semplice “freno del cervello” può essere utile come metafora, ma rischia di nasconderne la complessità. La capacità di inibizione cambia in base alla stanchezza, allo stress, alla motivazione e alle caratteristiche dell’ambiente.
Memoria di lavoro
La memoria di lavoro consente di mantenere e utilizzare temporaneamente le informazioni. Uno studente che dimentica una consegna composta da diversi passaggi potrebbe non essere stato disattento volontariamente. Potrebbe aver ricevuto più informazioni di quante riesca a gestire in quel momento.
Suddividere le istruzioni, accompagnarle con immagini e chiedere allo studente di ripetere il primo passaggio riduce il sovraccarico.
Flessibilità cognitiva
La flessibilità cognitiva permette di cambiare prospettiva, strategia o attività. È particolarmente importante quando cambia l’orario, arriva un insegnante supplente o un esercizio richiede una procedura diversa da quella abituale.
La flessibilità non si insegna creando continui imprevisti. Si sviluppa all’interno di una base prevedibile, introducendo piccole variazioni e mostrando come affrontarle.
Strategia 1: costruire routine chiare e prevedibili
Una routine stabile libera risorse cognitive. Se gli studenti conoscono la sequenza generale della lezione, possono utilizzare meno energia per capire cosa accadrà e più energia per il compito.
È utile mostrare all’inizio della giornata o dell’attività un programma semplice, indicando cosa è già stato completato e cosa verrà dopo. Le modifiche devono essere comunicate appena possibile con parole chiare e, quando necessario, con un supporto visivo.
La prevedibilità non richiede rigidità assoluta. Una buona routine può contenere anche un simbolo dedicato ai cambiamenti, insegnando che il programma offre orientamento ma può essere adattato.
Preparare le transizioni
I passaggi tra attività sono momenti delicati. Un preavviso può aiutare gli studenti a interrompere ciò che stanno facendo e prepararsi alla consegna successiva.
L’insegnante può usare un timer visivo, una frase ricorrente, un segnale sonoro discreto o una breve sequenza illustrata. È importante verificare che il segnale non provochi fastidio negli studenti sensibili ai suoni.
Ridurre la complessità delle consegne
Indicazioni brevi e concrete sono più facili da seguire. Invece di presentare contemporaneamente l’intero lavoro, si può mostrare il primo passaggio e rendere visibili quelli successivi.
Una checklist consente allo studente di controllare autonomamente i progressi, riducendo la dipendenza dai richiami dell’adulto.
Strategia 2: creare uno spazio per la regolazione
Uno spazio di calma è una piccola area nella quale lo studente può utilizzare strategie concordate per ritrovare una condizione favorevole alla partecipazione. Non deve essere un luogo di isolamento, una punizione o un modo per allontanare chi disturba.
Lo spazio può includere pochi materiali scelti con attenzione, come fogli per disegnare, cuffie per attenuare i rumori, oggetti manipolabili, immagini con esercizi semplici o una clessidra. Un numero eccessivo di stimoli può avere l’effetto opposto e aumentare la distrazione.
Insegnarne l’utilizzo prima della crisi
Non basta predisporre l’area. Gli studenti devono imparare quando, come e per quanto tempo utilizzarla. Questo insegnamento avviene preferibilmente in un momento tranquillo.
Si può mostrare come riconoscere alcuni segnali corporei, scegliere una strategia, controllare nuovamente il proprio stato e rientrare nell’attività. La pausa dovrebbe avere una durata flessibile ma definita, senza trasformarsi in un mezzo per evitare sistematicamente i compiti difficili.
Rispettare le differenze individuali
Non tutti si regolano nello stesso modo. Alcuni studenti cercano silenzio e riduzione degli stimoli, mentre altri hanno bisogno di movimento o di un’attività che coinvolga i muscoli.
Gli strumenti sensoriali non sono premi né soluzioni universali. Devono essere scelti osservando l’effetto concreto sulla partecipazione e, nei casi più complessi, con il contributo dei professionisti che seguono lo studente.
Strategia 3: inserire pause attive nella giornata

Rimanere seduti a lungo può ridurre il coinvolgimento, soprattutto nei bambini più piccoli o negli studenti che hanno un maggiore bisogno di movimento. Brevi pause attive possono sostenere l’attenzione e il comportamento orientato al compito, anche se gli effetti variano in base al tipo di attività e alle caratteristiche della classe.
La pausa può includere allungamenti, imitazione di movimenti, piccoli incarichi funzionali o esercizi ritmici. Non è necessario trasformarla in una competizione.
È utile proporla prima che l’irrequietezza coinvolga l’intero gruppo, per esempio dopo una fase prolungata di ascolto o prima di un compito che richiede concentrazione.
Giochi per il controllo inibitorio
Attività come “Semaforo”, “Uno, due, tre, stella” o giochi nei quali bisogna muoversi e fermarsi a un segnale esercitano l’ascolto, l’attesa e l’inibizione motoria.
Per essere efficaci devono rimanere accessibili e piacevoli. Uno studente che fatica non dovrebbe essere eliminato dal gioco, perché proprio chi incontra maggiori difficoltà ha più bisogno di partecipare.
Strategia 4: utilizzare consapevolezza e respirazione con flessibilità
Brevi pratiche di attenzione consapevole possono aiutare alcuni studenti a osservare pensieri, emozioni e sensazioni senza reagire immediatamente. Non è corretto affermare che pochi minuti producano sempre cambiamenti drastici o riducano automaticamente gli ormoni dello stress.
L’insegnante può proporre un breve ascolto dei suoni, l’osservazione di un oggetto, un esercizio di respirazione lenta o una scansione delle sensazioni corporee. La partecipazione non dovrebbe essere imposta, soprattutto agli studenti che si sentono a disagio chiudendo gli occhi o concentrandosi sul respiro.
Il meteo delle emozioni
Chiedere agli studenti di descrivere il proprio stato come un fenomeno atmosferico facilita l’alfabetizzazione emotiva. Una giornata può essere “soleggiata”, “nuvolosa” o “tempestosa” senza che una risposta sia considerata sbagliata.
L’attività deve essere facoltativa e rispettosa della privacy. Nessuno studente dovrebbe sentirsi obbligato a condividere esperienze personali davanti alla classe.
Strategia 5: insegnare l’auto osservazione
L’autoregolazione migliora quando lo studente comprende l’obiettivo, controlla ciò che sta facendo e riflette sul risultato. Nel modello dell’apprendimento autoregolato, pianificazione, esecuzione e riflessione formano un processo ciclico.
Prima di iniziare, l’insegnante può chiedere: “Qual è il tuo obiettivo?” e “Quale strategia userai?”. Durante il lavoro, lo studente può verificare se sta seguendo il piano. Alla fine può individuare cosa ha funzionato e cosa cambierà la prossima volta.
Checklist e scale di autovalutazione
Una checklist breve rende visibili i comportamenti necessari per completare un’attività. Può includere azioni come leggere la consegna, preparare i materiali, eseguire il primo passaggio e controllare il lavoro.
L’autovalutazione non deve diventare un altro voto. Serve a sviluppare consapevolezza, non a dimostrare allo studente che ha fallito.
Insegnare a risolvere i problemi
Di fronte a un compito difficile, l’adulto può modellare il proprio ragionamento: identificare il problema, pensare a due possibili strategie, sceglierne una e verificarne l’effetto.
L’errore diventa così un’informazione utile. Questo approccio è particolarmente importante per gli studenti che evitano i compiti per paura di sbagliare.
Strategia 6: usare gioco e tecnologia con uno scopo chiaro
Quiz, sondaggi e attività interattive possono aumentare la partecipazione, soprattutto quando offrono un riscontro immediato. Tuttavia, la novità tecnologica non garantisce un apprendimento più profondo.
Prima di introdurre uno strumento digitale è utile chiedersi quale obiettivo sostenga, quali distrazioni possa creare e se sia accessibile a tutti. Un timer visivo può aiutare a comprendere la durata di un’attività, ma non dovrebbe essere utilizzato per mettere pressione agli studenti che elaborano le informazioni più lentamente.
Le sfide cooperative sono spesso preferibili alle classifiche individuali. Permettono alla classe di lavorare verso un obiettivo comune senza esporre continuamente chi incontra maggiori difficoltà.
La co regolazione come punto di partenza
Prima di riuscire a regolarsi autonomamente, il bambino utilizza la presenza dell’adulto. Tono della voce, ritmo delle istruzioni, postura e prevedibilità delle reazioni dell’insegnante possono contribuire a creare sicurezza.
Co regolazione non significa assenza di confini. Significa comunicare i limiti senza aumentare inutilmente l’attivazione. Un docente può essere fermo e, nello stesso tempo, mantenere un tono rispettoso e offrire una strada per recuperare.
Quando uno studente è in forte agitazione, lunghe spiegazioni e domande complesse risultano spesso inefficaci. È preferibile ridurre il linguaggio, garantire sicurezza e rimandare la riflessione a quando avrà recuperato una maggiore disponibilità.
Un approccio sensibile alle esperienze di stress
Un comportamento intenso può essere influenzato da esperienze di stress, ma non spetta all’insegnante formulare diagnosi o ipotizzare automaticamente la presenza di un trauma.
Un approccio sensibile al trauma utilizza principi utili per tutti: sicurezza, prevedibilità, scelta, collaborazione e rispetto. Invece di chiedere soltanto “Che cosa non va in questo studente?”, invita a domandarsi “Che cosa sta rendendo difficile la sua partecipazione e quale supporto possiamo offrire?”.
Il modello proposto nel manuale “1, 2, 3 RESET” organizza l’intervento scolastico attorno alla relazione, all’ambiente, all’autoregolazione, all’empowerment e al compito. Questa prospettiva aiuta insegnanti e professionisti a collegare la regolazione corporea ed emotiva alle richieste concrete della classe, trasformando principi generali in attività e supporti applicabili.
Come valutare se una strategia funziona

Una strategia è utile quando migliora concretamente la partecipazione dello studente. Non basta che produca silenzio momentaneo.
L’insegnante può osservare quanto tempo occorre per iniziare il compito, quante consegne vengono completate, con quale frequenza lo studente chiede una pausa e quanto rapidamente riesce a rientrare nell’attività.
È preferibile modificare un elemento alla volta e osservare l’effetto per un periodo sufficiente. Se le difficoltà rimangono intense, coinvolgono più contesti o compromettono il benessere, è importante collaborare con famiglia e professionisti per una valutazione più approfondita.
Conclusioni
L’autoregolazione non si costruisce chiedendo agli studenti di controllarsi di più. Si sviluppa attraverso esperienze ripetute nelle quali il corpo trova sicurezza, l’ambiente diventa comprensibile e l’adulto offre strategie concrete.
Routine visive, transizioni preparate, pause attive, spazi di regolazione e strumenti di auto osservazione possono migliorare attenzione e partecipazione quando vengono utilizzati con flessibilità.
Il traguardo non è una classe sempre silenziosa, ma una classe nella quale ogni studente impari a riconoscere i propri bisogni, scegliere una risposta e tornare all’apprendimento. Anche piccoli cambiamenti, applicati con coerenza, possono trasformare il modo in cui bambini e adulti vivono la giornata scolastica.
Domande Frequenti (FAQ)
Autoregolazione e autocontrollo sono la stessa cosa?
L’autocontrollo è una componente dell’autoregolazione. Quest’ultima comprende anche la gestione dell’attenzione, delle emozioni, dell’energia, della motivazione e delle strategie necessarie per raggiungere un obiettivo.
Lo spazio di calma può diventare un modo per evitare i compiti?
Sì, se viene utilizzato senza regole chiare. È importante insegnare come accedervi, definire una modalità di rientro e verificare se il compito richieda adattamenti. Lo spazio non deve essere né una punizione né una fuga permanente.
Quanto dovrebbe durare una pausa attiva?
Non esiste una durata valida per tutte le classi. In molti casi bastano pochi minuti. L’insegnante deve osservare se la pausa migliora la disponibilità al compito o aumenta ulteriormente l’agitazione.
Le tecniche di respirazione sono adatte a tutti gli studenti?
No. Alcuni bambini le trovano utili, mentre altri si sentono a disagio concentrandosi sul respiro. In questi casi si possono utilizzare movimento, ascolto, attività tattili o esercizi di ancoraggio all’ambiente.
Come aiutare uno studente che rifiuta ogni strategia?
È utile proporre poche opzioni, coinvolgerlo nella scelta e introdurre gli strumenti nei momenti di calma. Se il rifiuto continua, occorre verificare se le strategie siano realmente adatte alle sue necessità.
Quando è necessario coinvolgere uno specialista?
È consigliabile chiedere supporto quando le difficoltà sono frequenti, intense, presenti in più contesti o compromettono apprendimento, relazioni e benessere. Il confronto può coinvolgere pediatra, psicologo, neuropsichiatra infantile, pedagogista o terapista occupazionale, in base alle necessità.
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