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Il mio bambino non parla: cause, segnali d'allarme e cosa fare subito

Il mio bambino non parla: cause, segnali d'allarme e cosa fare subito

Introduzione

"A tre anni non dice ancora una parola. La maestra dice che capisce tutto, ma non risponde verbalmente a nessuno." Questa è una delle frasi che i genitori ripetono più spesso nei primi colloqui con pediatri, logopedisti e neuropsichiatri infantili. E ogni volta, dietro quella frase, si nasconde una miscela di preoccupazione, senso di colpa e domande senza risposta.

Il silenzio di un bambino che non parla può avere molte cause, alcune transitorie e del tutto benigne, altre che richiedono un intervento strutturato. La buona notizia è che, nella stragrande maggioranza dei casi, intervenire presto cambia il percorso in modo significativo. La cattiva notizia è che molte famiglie aspettano troppo a lungo, rassicurate dal classico "aspettiamo ancora un po', vedrete che parla da solo".

Punti Chiave

  • Non tutti i silenzi sono uguali. Un bambino che non parla può essere un parlatore tardivo che recupererà spontaneamente, un bambino con ansia sociale (mutismo selettivo) che parla benissimo a casa, o un bambino con un disturbo strutturale del linguaggio che richiede intervento specialistico. Capire la differenza è il primo passo.
  • L'intervento precoce fa la differenza. I primi tre anni di vita sono il periodo critico per lo sviluppo del linguaggio. Ogni mese di intervento tempestivo vale molto più di anni di terapia tardiva. Se c'è un dubbio, è sempre meglio chiedere un consulto al logopedista — non c'è nulla da perdere.
  • I genitori non sono spettatori: sono i principali agenti del cambiamento. Le strategie che un adulto usa quotidianamente nell'interazione con il bambino — come parla, come ascolta, come risponde — hanno un impatto diretto sullo sviluppo del linguaggio. Il lavoro del logopedista è molto più efficace quando la famiglia è coinvolta attivamente.

Le tappe normali dello sviluppo del linguaggio: il punto di riferimento

DSA nei bambini: come distinguere una difficoltà da un disturbo dell'apprendimento

Per capire quando un bambino "non parla" in modo preoccupante, occorre prima sapere cosa ci si aspetta a ogni età. Lo sviluppo del linguaggio non è lineare né uniforme — ogni bambino ha il suo ritmo — ma esistono finestre temporali di riferimento che, se mancate, meritano attenzione.

Ecco un quadro sintetico delle tappe attese e dei segnali che suggeriscono di approfondire:

Età

Sviluppo atteso

🔔 Segnale di attenzione

6–12 mesi

Lallazione (ba-ba, ma-ma), vocalizzi variati; risponde al proprio nome, reagisce ai suoni familiari

Assenza di lallazione oltre i 9 mesi → da segnalare

12–18 mesi

Prime parole (almeno 1–3 a 12 mesi; 15–20 a 18 mesi); usa gesti (indicare, salutare)

Nessuna parola a 16 mesi; non indica con il dito

18–24 mesi

Vocabolario di 50+ parole; inizia a combinare due parole ("mamma via", "più latte")

Meno di 50 parole a 24 mesi; nessuna combinazione biverbale

2–3 anni

Frasi di 3 parole; stranieri capiscono circa il 75%; vocabolario in rapida espansione (200–300 parole)

Parla solo a familiari; frasi assenti; regressione del linguaggio già acquisito

3–4 anni

Frasi complete; racconta eventi; stranieri capiscono quasi tutto

Linguaggio incomprensibile a estranei; non pone domande

4–5 anni

Grammatica corretta nella maggior parte delle frasi; storie semplici; dialogo con pari

Errori grammaticali molto frequenti; difficoltà a farsi capire a scuola

Nota importante: questi sono valori medi di riferimento, non soglie assolute. Alcuni bambini li superano in anticipo, altri si avvicinano ai limiti inferiori pur sviluppandosi normalmente. Ciò che conta è la traiettoria — un bambino che fa progressi costanti, anche se lenti, è diverso da uno che è fermo o regredisce. Per una guida completa sulle fasi dello sviluppo del linguaggio, consulta l'articolo Upbility sullo sviluppo del linguaggio nei bambini: fasi chiave e suggerimenti.

Perché un bambino non parla: le cause principali

Il silenzio di un bambino non ha un'unica causa. Comprendere qual è l'origine specifica è fondamentale per scegliere le strategie giuste. Le cause più comuni si raggruppano in cinque categorie principali.

1. Il parlatore tardivo (late talker)

Il termine parlatore tardivo (o late talker) indica un bambino che a 24 mesi ha un vocabolario inferiore alle 50 parole o non combina ancora due parole, in assenza di altri segnali di sviluppo atipico. Comprende ciò che gli si dice, usa i gesti, ha interazioni sociali normali.

Circa il 15–20% dei bambini di 2 anni rientra in questa categoria. La buona notizia: la maggioranza — circa l'80% — raggiunge i coetanei entro i 3–4 anni senza intervento. La cattiva notizia: il 20% restante non recupera spontaneamente e può sviluppare difficoltà persistenti nel linguaggio e nella lettura. Questo rende impossibile sapere in anticipo se il proprio figlio appartiene al gruppo che recupererà o no — ed è esattamente per questo che l'attesa passiva non è consigliata. Per approfondire, leggi la guida Upbility su ritardo del linguaggio e difficoltà comunicative nei bambini.

2. Il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia (classificato nel DSM-5) in cui il bambino non riesce a parlare in specifici contesti sociali — tipicamente a scuola, con estranei, in luoghi pubblici — pur parlando normalmente e liberamente a casa con i familiari. Non è una scelta, non è capriccio, non è pigrizia: è un blocco che nasce dall'ansia sociale.

Colpisce prevalentemente bambini tra i 3 e gli 8 anni, più spesso le femmine. Il criterio diagnostico principale (DSM-5) richiede che la difficoltà duri almeno un mese (escluso il primo mese di scuola) e interferisca con il rendimento scolastico o la comunicazione sociale. Un falso mito molto comune è che il mutismo selettivo sia causato da un trauma: nella maggior parte dei casi non lo è, anche se traumi possono aggravarlo.

Attenzione: i bambini con mutismo selettivo non trattati rischiano di estendere il silenzio a sempre più contesti, con un'ansia crescente che si autoalimenta. Più si aspetta, più il cambiamento diventa difficile. L'intervento precoce — prima dei 5 anni — dà risultati significativamente migliori.

3. Disturbi specifici del linguaggio (DSL)

I Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL), chiamati anche disfasia o disturbo primario del linguaggio, sono condizioni neurologiche che compromettono lo sviluppo del linguaggio in assenza di deficit cognitivi, sensoriali o neurologici evidenti. Possono riguardare la produzione (linguaggio espressivo), la comprensione (linguaggio ricettivo), o entrambi.

A differenza del parlatore tardivo, il bambino con DSL non recupera spontaneamente e le difficoltà tendono a persistere. Il DSL è un fattore di rischio significativo per le difficoltà di lettura e scrittura: ricerche italiane indicano che i bambini con pregresso ritardo di linguaggio hanno una probabilità 5,41 volte più alta di sviluppare successivamente un DSA. Per saperne di più, leggi l'articolo Upbility sui disturbi del linguaggio: cause, sintomi e soluzioni.

4. Cause mediche e sensoriali

Alcune cause di mancato sviluppo del linguaggio hanno un'origine medica diretta:

  • Ipoacusia (perdita uditiva): anche una perdita lieve o unilaterale può compromettere l'acquisizione del linguaggio parlato. È la prima cosa da escludere con un esame audiologico.
  • Frenulo linguale corto (anchiloglossia): limita i movimenti della lingua e può rendere difficile la produzione di alcuni suoni. Correggibile con un piccolo intervento.
  • Palatoschisi e anomalie orali: malformazioni che rendono fisicamente difficile articolare correttamente i suoni.
  • Prematurità e basso peso alla nascita: associati a un rischio aumentato di ritardi nello sviluppo del linguaggio.
  • Otiti ricorrenti: le infezioni croniche dell'orecchio medio causano una perdita uditiva temporanea che, se ripetuta nei primi anni di vita, può interferire con l'apprendimento del linguaggio. 

5. Disturbi del neurosviluppo con impatto sul linguaggio

Diversi disturbi del neurosviluppo hanno il ritardo o la difficoltà del linguaggio come uno dei segnali principali:

  • Disturbo dello spettro autistico (ASD): difficoltà comunicative che vanno dall'assenza di linguaggio verbale a un linguaggio presente ma con usi atipici (ecolalia, inversione pronominale, difficoltà pragmatiche). Non tutti i bambini autistici hanno ritardo del linguaggio, ma molti sì.
  • ADHD: può influenzare la comunicazione attraverso difficoltà di attenzione durante le conversazioni, impulsività e disorganizzazione del discorso.
  • Disprassia verbale (aprassia del linguaggio): disturbo motorio che rende difficile coordinare i movimenti necessari per parlare, pur in assenza di deficit muscolari.
  • Disabilità intellettiva: il ritardo del linguaggio può essere parte di un ritardo globale dello sviluppo.

6. Fattori ambientali

L'ambiente in cui cresce un bambino ha un impatto reale sullo sviluppo del linguaggio:

  • Scarsa esposizione al linguaggio: bambini con poche interazioni verbali significative con adulti — conversazioni, letture ad alta voce, gioco condiviso — hanno meno input per costruire il linguaggio.
  • Uso eccessivo di schermi: studi indicano che ogni minuto aggiuntivo davanti agli schermi nei primi anni di vita corrisponde a una riduzione delle vocalizzazioni e delle interazioni linguistiche. L'OMS raccomanda zero esposizione ai device per i bambini sotto i 2 anni.
  • Bilinguismo: i bambini bilingui possono avere vocabolari più piccoli in ciascuna lingua rispetto ai monolingui, ma il vocabolario totale (nelle due lingue) è nella norma. Il bilinguismo non causa disturbi del linguaggio, ma può rallentare l'emergenza delle prime parole.
  • Stress familiare, traumi emotivi, cambiamenti importanti: possono bloccare o rallentare temporaneamente lo sviluppo del linguaggio in bambini predisposti.

Ritardo, mutismo selettivo o disturbo: come orientarsi

La distinzione tra le diverse cause è importante perché cambia le strategie di intervento. Questa tabella offre un orientamento rapido — ricordando che la diagnosi definitiva spetta sempre agli specialisti:

Criterio

Ritardo del linguaggio

Mutismo selettivo

Disturbo del linguaggio (DSL)

Parla a casa con i familiari?

Sì, normalmente

Sì, liberamente

Difficoltà anche in contesti familiari

Parla fuori casa / a scuola?

Sì, ma meno degli altri

No o pochissimo

In genere no, o solo con fatica

Comprensione del linguaggio

Solitamente integra

Integra

Può essere ridotta

Origine principale

Neurobiologica / maturativa / ambientale

Ansia sociale situazionale

Neurobiologica / strutturale

Risposta alla situazione calma

Migliora

Migliora sensibilmente

Migliora con strategie mirate, non guarisce spontaneamente

Specialista di riferimento

Logopedista ± neuropsichiatra

Psicologo / neuropsichiatra + logopedista

Neuropsichiatra infantile + logopedista

Strumento diagnostico

Valutazione logopedica / neurologica

Criteri DSM-5 (≥1 mese, esclusione altre cause)

Valutazione multidisciplinare

 Per una panoramica completa su come distinguere questi quadri e quando rivolgersi allo specialista, leggi la guida Upbility sul ritardo del linguaggio: cause e soluzioni

Segnali d'allerta: quando agire subito

DSA nei bambini: come distinguere una difficoltà da un disturbo dell'apprendimento

Alcuni segnali richiedono una valutazione urgente, senza aspettare la "prossima visita":

  • Regressione del linguaggio: il bambino aveva già alcune parole e le ha perse. Questo è sempre un segnale che merita valutazione immediata.
  • Assenza totale di comunicazione intenzionale a 12 mesi: non indica con il dito, non porta oggetti per mostrarli, non risponde al proprio nome.
  • Nessuna parola a 16 mesi o nessuna combinazione di due parole a 24 mesi.
  • Difficoltà di comprensione: il bambino non segue istruzioni semplici ("prendi la scarpa", "vieni qui"), non reagisce quando viene chiamato.
  • Comportamenti ripetitivi e interessi ristretti in un bambino che non parla: segnali che possono indicare uno spettro autistico.
  • Mutismo improvviso e totale in un bambino che prima parlava: può indicare mutismo selettivo o, più raramente, cause neurologiche.

Regola pratica: se hai un dubbio, non aspettare. Una valutazione logopedica precoce — anche se poi risulta tutto nella norma — non fa mai danno. Al contrario, ogni mese perso in un'attesa inutile è un mese di sviluppo che non torna indietro.

Il percorso specialistico: chi contattare e cosa aspettarsi

Di fronte a un bambino che non parla, il punto di partenza è sempre il pediatra, che può indirizzare verso gli specialisti più appropriati. Il percorso tipico comprende:

Esame audiologico

Il primo passo è sempre escludere problemi uditivi. Anche una perdita uditiva lieve, se non diagnosticata, può compromettere l'apprendimento del linguaggio per anni. Gli esami audiologici nei bambini piccoli (ABR, OAE) sono sicuri e non invasivi.

Valutazione logopedica

Il logopedista valuta tutte le componenti del linguaggio: comprensione, espressione, produzione dei suoni, morfosintassi, pragmatica. Non serve aspettare che il bambino parli per andare dal logopedista: già a 18–24 mesi è possibile fare una valutazione significativa e, se necessario, avviare la terapia. In Italia, i disturbi del linguaggio e della comunicazione sono alla base di quasi il 30% delle richieste di presa in carico nei Servizi per l'Età Evolutiva. Per risorse pratiche da usare in terapia, esplora i materiali Upbility per il ritardo del linguaggio e la comunicazione.

Valutazione neuropsichiatrica infantile

Il neuropsichiatra infantile è indicato quando si sospettano disturbi del neurosviluppo (autismo, ADHD, DSL strutturale, disabilità intellettiva) o quando la valutazione logopedica evidenzia un quadro complesso. È la figura che può formulare la diagnosi formale di disturbo del neurosviluppo.

Valutazione psicologica

Nel caso del mutismo selettivo, lo psicologo infantile specializzato in disturbi d'ansia è la figura centrale. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è l'approccio evidence-based più efficace per il mutismo selettivo, spesso combinata con strategie di desensibilizzazione graduata e lavoro con la scuola e la famiglia.

Strategie pratiche per sbloccare il linguaggio: cosa fare ogni giorno

Le strategie che seguono sono valide per la grande maggioranza delle situazioni in cui un bambino parla poco o tarda a iniziare, e possono essere integrate nell'interazione quotidiana da genitori, educatori e logopedisti. Per un repertorio completo di attività, leggi la guida Upbility sugli esercizi per il ritardo del linguaggio: attività pratiche da fare a casa.

1. Seguire l'interesse del bambino, non guidarlo

Il principio più importante: non dirigere il gioco, seguilo. Quando il bambino decide cosa fare e l'adulto commenta ciò che vede, crea l'ambiente comunicativo più potente per lo sviluppo del linguaggio. Forzare, correggere o porre continue domande ha l'effetto opposto: riduce la motivazione a comunicare.

  • Osservare: siediti allo stesso livello del bambino, osserva cosa fa senza interrompere.
  • Commentare senza interrogare: invece di "Cos'è quello?", dì "Guarda, una palla rossa!"
  • Imitare: copia quello che il bambino fa e dice — anche i suoni non verbali, le vocalizzazioni, i gesti.

2. L'espansione e la modellazione linguistica

L'espansione è una tecnica semplice e potente: quando il bambino dice qualcosa di parziale, l'adulto lo ripete aggiungendo un elemento linguistico appena sopra il suo livello attuale.

  • Bambino dice: "palla" → Adulto espande: "Sì! Palla blu!" o "Vuoi la palla?"
  • Bambino dice: "mamma latte" → Adulto espande: "Sì, mamma ti dà il latte"
  • Bambino usa un gesto → Adulto nomina e imita: "Sì! Vuoi su! Su!" 

3. Il "tempo di attesa" (wait time)

Dopo aver posto una domanda o creato un'opportunità di comunicazione, aspetta almeno 5–10 secondi prima di rispondere tu stesso. I bambini con ritardo del linguaggio hanno bisogno di più tempo per elaborare e formulare una risposta. Gli adulti riempiono spesso il silenzio troppo in fretta, togliendo al bambino lo spazio per parlare.

4. Ridurre le domande dirette, aumentare i commenti

Le domande mettono pressione. Per ogni domanda, usa almeno tre commenti o osservazioni. Invece di "Cosa vuoi?", prova a descrivere la situazione: "Mmm, guardo cosa c'è nella scatola..." e aspetta. Il bambino è più propenso a iniziare a comunicare quando non sente di essere "interrogato".

5. Leggere ad alta voce ogni giorno

La lettura condivisa è uno degli strumenti più efficaci per sviluppare il linguaggio: arricchisce il vocabolario, espone a strutture grammaticali complesse, crea routine comunicative preziose. Non serve leggere tutto il testo: commentare le immagini, fare domande aperte sulle illustrazioni, inventare varianti della storia è altrettanto — se non più — efficace.

6. Ridurre gli schermi, aumentare le interazioni faccia a faccia

Fino ai 2 anni, l'OMS raccomanda di evitare completamente l'esposizione agli schermi. Fino ai 5 anni, limitarla a un'ora al giorno di contenuti di qualità. Ogni ora davanti agli schermi è un'ora in meno di interazione linguistica — che è esattamente ciò di cui il bambino che tarda a parlare ha più bisogno.

7. Il gioco come motore del linguaggio

Il gioco simbolico — far finta di cucinare, costruire con i blocchi, mettere a letto la bambola — è strettamente correlato allo sviluppo del linguaggio: chi gioca in modo più elaborato tende ad avere un linguaggio più ricco. Gioca con il bambino, commenta ad alta voce le azioni ("La bambola ha fame! Le do la pappa"), usa voce e intonazione espressive. Per attività e schede pronte, esplora i materiali Upbility per lo sviluppo del linguaggio nei bambini.

8. Strategie specifiche per il mutismo selettivo

Nel caso del mutismo selettivo, alle strategie generali si aggiungono alcune indicazioni specifiche:

  • Non forzare mai il bambino a parlare: la pressione aumenta l'ansia e peggiora il mutismo.
  • Iniziare con comunicazioni non verbali: gesti, cenni, bigliettini, disegni — qualsiasi forma di comunicazione è un passo positivo.
  • Usare la "desensibilizzazione graduale": partire da situazioni con bassa ansia (il bambino parla solo con un genitore) e avvicinarsi lentamente a situazioni più ansiose (un adulto estraneo in casa, poi a scuola).
  • Coordinare casa e scuola: famiglia, insegnanti e terapisti devono condividere le stesse strategie. Informare gli insegnanti e i compagni su come comportarsi riduce la pressione sociale sul bambino.
  • Non commentare o richiamare l'attenzione sul mutismo: dire "oggi hai parlato!" o "perché non parli?" crea ulteriore pressione.

Il ruolo della famiglia: alleato chiave della terapia

DSA nei bambini: come distinguere una difficoltà da un disturbo dell'apprendimento

Ricerche consistenti mostrano che la logopedia è molto più efficace quando i genitori sono coinvolti attivamente — non come spettatori, ma come co-terapeuti nella vita quotidiana del bambino. Le sessioni con il logopedista durano 45–60 minuti a settimana. Le interazioni in famiglia durano ore ogni giorno.

Ecco cosa significa essere un alleato attivo della terapia:

  • Partecipare alle sedute di logopedia (quando possibile) per imparare le tecniche direttamente.
  • Praticare le strategie ogni giorno, durante i momenti già esistenti (pasto, bagno, gioco, lettura prima di dormire) senza creare "sessioni artificiali" separate.
  • Comunicare regolarmente con il logopedista: riferire i progressi, i momenti di difficoltà, le situazioni che sembrano aiutare.
  • Mantenere un approccio calmo e privo di ansia verso il linguaggio: i bambini percepiscono l'ansia dei genitori e possono bloccarsi ulteriormente.
  • Parlare del bambino con naturalezza in sua presenza, senza etichette negative ("lui non parla ancora", "è il piccolo che non parla").

Per un bambino con autismo o altri disturbi del neurosviluppo che impattano il linguaggio, il coinvolgimento familiare è ancora più cruciale. Esplora i materiali Upbility dedicati alla comunicazione aumentativa alternativa (CAA) per bambini non verbali e le schede e risorse per stimolare il linguaggio nei bambini autistici.

Conclusione

Un bambino che non parla non è un bambino "rotto". È un bambino che, per ragioni diverse, ha bisogno di un ambiente più ricco, di strategie più mirate, o di un supporto specialistico — a volte tutto e tre insieme.

La cosa più importante che un genitore può fare è non aspettare passivamente. Parlare con il pediatra, consultare un logopedista, chiedere informazioni: non è sopravvalutare il problema, è prendersi cura del proprio figlio nel momento in cui la finestra di sviluppo è ancora spalancata.

E quando si inizia a lavorare — con il logopedista, con gli insegnanti, a casa — ricordare che ogni piccolo passo conta: una vocalizzazione in più, un gesto di richiesta, uno sguardo condiviso su un libro. Il linguaggio si costruisce mattone per mattone, e ogni mattone posato dal bambino è il frutto di un ambiente che lo ha reso possibile. Scopri tutti i materiali Upbility per il supporto al linguaggio e alla comunicazione nei bambini: schede, attività e risorse per il ritardo del linguaggio.

Domande Frequenti (FAQ)

Mio figlio ha 2 anni e non parla. È troppo presto per preoccuparsi?

Non è troppo presto per informarsi, ma non è nemmeno il momento di catastrofizzare. A 24 mesi, un bambino che non dice ancora 50 parole o non combina due parole rientra nella categoria dei "parlatori tardivi" — e molti di loro recuperano spontaneamente. Tuttavia, poiché non si può sapere in anticipo chi recupererà e chi no, e dato che l'intervento precoce è molto più efficace, è consigliabile consultare un logopedista già a questo punto. Una valutazione non nuoce mai: nel peggiore dei casi, conferma che va tutto bene. Per approfondire, leggi l'articolo Upbility su bimbo di 2 anni che capisce tutto ma non parla.

Se il bambino capisce tutto quello che gli dico, significa che non c'è un problema?

Non necessariamente. La comprensione del linguaggio (competenza ricettiva) e la produzione (competenza espressiva) sono funzioni parzialmente separate. Un bambino può avere una comprensione nella norma e allo stesso tempo avere difficoltà significative nella produzione — è il caso tipico del disturbo del linguaggio espressivo. D'altra parte, la buona comprensione è un segnale positivo: esclude alcune cause più gravi (come la sordità o la disabilità intellettiva) e suggerisce che le basi cognitive per il linguaggio ci sono. Ma non elimina la necessità di valutare le difficoltà espressive.

A scuola non parla ma a casa è loquacissimo. Cosa sta succedendo?

Questo è il quadro classico del mutismo selettivo: un bambino che parla liberamente in contesti familiari e sicuri, ma non riesce a farlo in contesti sociali più ansiogeni come la scuola. Non è una scelta, non è timidezza estrema: è un disturbo d'ansia che ha bisogno di intervento specifico. La cosa più importante è non forzarlo a parlare — la pressione peggiora l'ansia. Contatta uno psicologo infantile o un neuropsichiatra specializzato in disturbi d'ansia del bambino, e informa gli insegnanti su come comportarsi.

Il bilinguismo causa ritardi nel linguaggio?

No, il bilinguismo non causa disturbi del linguaggio. I bambini bilingui possono avere un vocabolario leggermente più piccolo in ciascuna delle due lingue rispetto ai coetanei monolingui, ma il vocabolario totale (sommando le due lingue) è nella norma. È normale che un bambino bilingue usi un po' più di tempo per iniziare a parlare, perché il suo cervello sta elaborando due sistemi linguistici contemporaneamente. Tuttavia, se un bambino bilingue presenta difficoltà nelle stesse aree in entrambe le lingue, vale la pena valutare se ci sia un disturbo strutturale del linguaggio. Il bilinguismo non deve essere usato come spiegazione per rimandare una valutazione.

Il logopedista dice che devo aspettare perché è ancora piccolo. Cosa faccio?

Dipende dall'età e dal contesto. Prima dei 2 anni, può essere ragionevole monitorare con un programma di stimolazione attiva piuttosto che iniziare una terapia intensiva. Dopo i 2 anni, se le difficoltà sono significative, l'attesa passiva non è la scelta migliore. Se non ti senti rassicurato dalla valutazione ricevuta, è sempre lecito chiedere un secondo parere — la tua preoccupazione come genitore è valida e merita ascolto. Chiedi al logopedista cosa puoi fare concretamente nel frattempo, quale programma di stimolazione attivare a casa e quando fare un rivalutazione.

Quando è il momento di iniziare la logopedia?

Prima è meglio. Non esiste un'età "troppo piccola" per una valutazione logopedica — si può fare già a partire dai 18 mesi. Se un bambino non raggiunge le tappe attese del linguaggio, la valutazione logopedica può iniziare subito, e la terapia può essere avviata anche prima dei 2 anni con approcci centrati sulla famiglia. In Italia, la logopedia è accessibile tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con prescrizione del pediatra o del neuropsichiatra infantile.

Cosa posso fare oggi a casa per aiutare mio figlio a parlare?

Inizia con tre cose: (1) segui il suo interesse — non dirigere il gioco, osserva e commenta ciò che fa; (2) aspetta più a lungo — dopo aver creato un'opportunità di comunicazione, conta fino a 10 in silenzio prima di intervenire; (3) leggi con lui ogni sera, commentando le immagini più che leggendo il testo. E limita gli schermi. Per un programma strutturato di attività, scopri le risorse Upbility sugli esercizi pratici per stimolare il linguaggio nei bambini.

Contenuto originale del team di redazione di Upbility. È vietata la riproduzione di questo articolo, in tutto o in parte, senza indicare il nome dell'editore.

Riferimenti Bibliografici

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.) (DSM-5). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing. (Criteri diagnostici mutismo selettivo e disturbi del linguaggio)
  • Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (2024). Disturbo del linguaggio: valutazione e trattamento. Roma: Ospedale Bambino Gesù. (www.ospedalebambinogesu.it)
  • Rescorla, L. (2011). Late talkers: Do good predictors of outcome exist? Developmental Disabilities Research Reviews, 17(2), 141–150.
  • Muris, P., & Ollendick, T.H. (2015). Children who are anxious in silence: a review on selective mutism, the new anxiety disorder in DSM-5. Clinical Child and Family Psychology Review, 18(2), 151–169.
  • Istituto Superiore di Sanità (IRIS Unimore, 2024). La probabilità di manifestare un DSA risulta 5,41 volte più alta in bambini con pregresso ritardo di linguaggio combinato a DPL rispetto a bambini con sviluppo tipico.
  • Tomblin, J.B., et al. (1997). Prevalence of Specific Language Impairment in kindergarten children. Journal of Speech, Language, and Hearing Research, 40(6), 1245–1260.
  • Hanen Centre (2011). It Takes Two to Talk: A Practical Guide for Parents of Children with Language Delays. Toronto: Hanen Centre. (Tecniche di stimolazione linguistica per genitori)